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Il lavoro quotidiano e costante di aggiornamento, da parte dei membri dello Studio, è ciò che ci permette di garantire una consulenza attuale e prospettica al Cliente.

Aggiornamenti specifici che non vogliono essere esaustivi della materia affrontata, ma che vogliono fornire all’interlocutore un quadro chiaro dell’argomento in oggetto.

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Con più di 20 anni d’esperienza maturata sul campo, lo Studio Mazzucotelli si pone l’obiettivo primario di accompagnare il Cliente nell’identificazione delle proprie reali esigenze e con lui sviluppare la soluzione più soddisfacente.

E’ con questa attenzione costante al Cliente e alle sue esigenze che lo Studio fornisce consulenza specifica nei seguenti campi:

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Lo Studio Mazzucotelli è composto da professionisti altamente qualificati, che sposano appieno la filosofia di dedizione e concentrazione alle reali esigenze del Cliente.

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Infine, un gruppo di Collaboratori fornisce completa assistenza fornendo puntuali assistenze nelle pratiche quotidiane.

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15/10/2025

Accertamento dei redditi del collezionista (art. 67 TUIR): la Corte Tributaria di Milano annulla un accertamento su cessioni di auto da collezione


Il tema dell’accertamento dei redditi derivanti da cessioni di beni da collezione, disciplinato dall’art. 67, comma 1, lett. i), TUIR, continua a essere oggetto di particolare attenzione da parte dell’Amministrazione finanziaria e della giurisprudenza tributaria.

Ne avevo già trattato in un precedente approfondimento, dedicato alle strategie difensive e alle prospettive di riforma in materia (leggi l’articolo completo).

Una recente sentenza della Corte di Giustizia Tributaria di Milano, in un caso seguito dal nostro Studio, ha ora fornito un’importante conferma pratica: è stato annullato integralmente l’accertamento per l’anno d’imposta 2018, avente ad oggetto la presunta natura speculativa di alcune cessioni di autovetture da collezione.

Il caso: accertamento per gli anni 2017 e 2018 per complessivi 750 mila euro.

L’accertamento impugnato riguardava due annualità, 2017 e 2018, per un totale di circa 750.000 euro di imponibile accertato.
L’Ufficio aveva ricondotto le transazioni a redditi diversi di natura speculativa, contestando la presenza di un intento lucrativo nell’attività di compravendita di autovetture storiche.

In sede di contraddittorio preventivo, il contribuente aveva documentato, con notevole difficoltà – trattandosi di vendite tipiche del mondo collezionistico, spesso prive di tracciabilità rigorosa – i costi sostenuti per l’acquisto e il restauro delle vetture.

Ciò aveva consentito una prima riduzione dell’imponibile accertato:

  • per il 2017, da € 250.000 a € 60.000;
  • per il 2018, da € 500.000 a € 380.000.

L’esito del contenzioso

L’anno 2017 è stato oggetto di impugnazione. In primo grado, la Corte ha confermato la pretesa impositiva (notevolmente ridimensionata), ma ha eliminato integralmente le sanzioni, riconoscendo la sussistenza di un’obiettiva incertezza normativa sul tema. L’appello è attualmente pendente.

Diverso l’esito per il 2018, per il quale la Corte di Giustizia Tributaria di Milano ha accolto integralmente il ricorso del contribuente, annullando l’accertamento.
La decisione, di particolare interesse, richiama espressamente la giurisprudenza della Corte di Cassazione (Cass. 21 giugno 2024, n. 19363; Cass. 8 marzo 2023, n. 6874; Cass. 16 gennaio 2024, nn. 1603 e 1610) in tema di distinzione tra collezionista puro e speculatore occasionale.

Le motivazioni della sentenza

Secondo la Corte milanese, nel caso in esame non ricorrevano gli indicatori tipici della speculazione occasionale, individuati dalla giurisprudenza di legittimità.

“Il collezionista puro – ricorda la sentenza – si distingue dallo speculatore occasionale in virtù della finalità dell’acquisto, che avviene per passione, godimento estetico o interesse culturale.
L’eventuale cessione del bene collezionato è estranea a finalità speculative, anche se genera plusvalenza.”

La Corte ha inoltre precisato che:

  • sette cessioni in due periodi d’imposta non possono essere considerate un volume tale da dimostrare un’attività speculativa;
  • la frequenza dei cambi di vettura è compatibile con un comportamento collezionistico;
  • mancano atti prodromici alla vendita (aste, esposizioni, pubblicità online);
  • l’attività di riparazione e restauro è tipica anche del collezionista, non solo dello speculatore.

Alla luce di tali elementi, il Collegio ha accolto il ricorso e annullato l’atto impositivo, compensando le spese di lite.

Significato e prospettive

La pronuncia di Milano si inserisce in un filone giurisprudenziale ormai consolidato che mira a limitare la tassazione ai soli casi in cui sia provato l’intento speculativo.
La decisione conferma l’importanza, in sede difensiva, di documentare puntualmente la natura collezionistica delle operazioni e di richiamare i principi delineati dalla Corte di Cassazione e dalla delega fiscale in tema di proporzionalità e ragionevolezza.

In attesa dell’esito dei giudizi di appello, il caso costituisce un precedente significativo per i contribuenti coinvolti in accertamenti analoghi in materia di beni da collezione, auto d’epoca e opere d’arte.

Contatti e consulenza

Il nostro Studio è a disposizione per consulenze in materia di tassazione delle vendite di opere d’arte e beni da collezione, nonché per l’assistenza in procedimenti di accertamento e contenzioso tributario con l’Agenzia delle Entrate.

📩 Per maggiori informazioni o per richiedere una valutazione del proprio caso, è possibile contattarci tramite il modulo sul sito o all’indirizzo e-mail dello Studio.




Fulvio Balestra

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